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York
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Pesca e legno, che passione! la pesca subacquea e il bricolage ligneo sono da sempre due mie grandi passioni , premetto che come pescatore non sono un gran che’ ma dopo aver visto le prime realizzazioni di Fabrizio d’Agnano , ho iniziato nei ritagli di tempo a provare a costruirmi il primo arbalegno, non tanto per esigenze venatorie ( ho iniziato con un apache 75 piu che sufficiente per le torbide acque della laguna veneta) ma quanto per mettere alla prova la mia manualita’. Il numero uno e’ stato un assemblato con fusto in douglas e impugnatura beauchat da 90 cm regalato al mio maestro di pesca Giulio poi a seguire ho realizzato un 80 e un 100 in mogano , erano tutti privi di giuda asta con sezione ad osso di seppia senza scanalature laterali e le “micce” di innesto fatte da un amico tornitore , il risultato fu incoraggiante e soprattutto funzionale e cosi’, stimolato anche dagli amici di pesca, ho provato a costruire il primo Monoblocco, una bella impresa vista la scarsa attrezzatura di cui disponevo al momento e il luogo di lavorazione una piccola corticella all’aperto per lavorare il legno e la mia camera per verniciare (tra le ire di mia madre) ! Gia’ in quel periodo non ero ancora sposato e non disponevo del mio amato garage/laboratorio , abitavo a Venezia citta’ umida di natura e questa sua caratteristica climatica mi ha creato qualche problema per la finitura infatti anche per questo motivo il monoblocco da 90 in iroko si e’ sensibilmente imbananato un vero peccato, ne andavo fiero a tal punto che l’ho portato in visione anche ad una cena organizzata tra amici pescatori alcuni dei quali veramente esperti, oserei dire l’elite della pesca subacquea veneziana persone con un bagaglio d’esperienza cosi’ grande da pescare regolarmente spigoloni da 6/8 kg sia in 50 cm d’acqua nelle barene sia in 15/20 metri di fondo nelle varie tegnue sparse nel litorale, erano tutti concordi sulla riuscita dell’opera e tutti si complimentarono per la realizzazione, pero’ l’arba era inutilizzabile con quella curva a destra, non eccessiva ma sicuramente poco funzionale , montava un meccanismo totem vecchia maniera e sgancia sagola a coccodrillo, elastico ambra da 17.5 e impugnatura a “salsiccia” non preformata in compensato marino, l’appoggio sternale era fatto con un pezzo di doussie , l’iroko l’avevo preso in un cantiere nautico , avevo fatto fare 3 listelli da 1,5 cm x 5 cm x 120 cm e li avevo assemblati con colla poliuretanica classe d 4 il travetto ottenuto fu portato ad una sezione 4x4 e le scanalature laterali furono eseguite con una toupie dal falegname sotto casa , a proposito del falegname in questione mi sbalordi come passo’ il travetto alla macchina in modo quasi brutale e veloce ottenendo ad “occhio” due gole di una precisione estrema perfettamente equidistanti con una passata unica, il vecchietto la sapeva lunga sulle macchine utensili e li per li pensai che mi sarebbe tornato utile per altri arbalegni, per il lavoro non volle nulla ma io gli diedi comunque 10.000 lire anche per tenermelo buono, perse piu’ tempo per regolare la macchina che per eseguire il lavoro e consegnandomi il travetto mi disse : “ per stavolta te go fatto un piaser ma sti avori me fa soeo perder tempo , ti vedi quanto avoro go qua’ impianta’,, traduco: “questi lavori mi fanno solo perder tempo non vedi quanti lavori devo ancora fare” ! effettivamente era molto attivo nella costruzione dei “scuri” , gli oscuranti cioe’ le imposte che a Venezia sostituiscono le tapparelle, azz!! mi ero giocato il vecchietto anzi, il vecchietto mi aveva giocato. Di li a poco pero’ mi sposai e mi trasferii a Mestre percio’ nel mio nuovo laboratorio, il garage, iniziai a attrezzarmi di tutto punto cosi’ “armato di pantografo” le scanalature cominciai a costruirmele da solo con buoni risultati. Adesso potevo continuare (tempo libero permettendo) a costruirmi gli arbalegni in modo quasi autonomo, dico quasi perche’ ancora mi mancano una sega a banco (questione di spazio) e una pialla stazionaria , nel frattempo comunque utilizzo un pialletto elettrico , se avessi la possibilita’ di comprare una combinata pero’ la musica cambierebbe, si e’ vero in commercio ce ne sono anche di economiche e di ridotte dimensioni ma sono di infima qualita’ quindi spesso i travetti li faccio squadrare dal falegname di zona. L’arbalegno in iroko rimase appeso in armadio per 3 anni finche, questo inverno decisi di accorciarlo per vedere se potevo recuperarlo in qualche modo anche perche’ la curvatura era stranamente piu’ accentuata verso la testata cosi lo disarmai completamente lo sverniciai, lo ridussi di misura (da 90 a 70) rifeci completamente l’impugnatura e l’appoggio sternale, assottigliai la testata lo riverniciai sostituii il meccanismo di sgancio e quando lo vide l’amico Stefano lo volle a tutti costi , io nel frattempo mi avevo costruito un ottantino in faggio (mai piu’) e un rollerino da 55 in teck ricavato da listelli di parquet, sul quale installai il vecchio meccanismo totem che montava l’arba in iroko. Fino ad oggi Stefano con l’arba in iroko ha sbagliato ben pochi tiri, segno che sono riuscito, pur accorciandolo, a recupearlo dignitosamente. Per costruire i miei (e quelli degli amici) arbalegni partendo dal travetto portato a misura 4 x 3,5 con giuda asta ricavato dalla piallatura a 45 ° dello spigolo superiore contrapposto dei listelli centrali dopo le opportune misurazioni, inizio a creare lo scasso per il meccanismo di sgancio utilizzando una mecchia da 14 (il rajo fa 15 di larghezza) forando vari punti e finendo tutto con scalpello e raspa, poi pratico il foro o i fori di allestimento dell’elastico/i e dimensiono il travetto con la troncatrice creando in testata un taglio a 45° poi assottiglio la testata stessa con la sega a nastro , la dimensione della testata e’ 2 cm di larghezza x 3 di altezza (per il monoelastico mentre rimane come l’altezza del fusto per il doppio elastico) per una lunghezza variabile tra i 10 e i 14 cm, poi passo alla fresatura delle scanalature laterali usando il pantografo, quindi, sempre con la sega a nastro, creo la sede per l’impugnatura anatomica modellata sulla mia mano o su quella dell’amico al quale ‘e’ destinato l’arba e la incollo e spino nel suo alloggio nel frattempo costruisco l’appoggio sternale che verra’ fissato successivamente all’impugnatura e lavorato in opera. A questo punto modello il profilo dell’arba con pialletto a mano raspe di vario spessore e carte vetrate via via sempre piu’ sottili. Prima di passare alla finitura provvedo a eseguire i fori che ospiteranno le viti di tenuta del meccanismo di sgancio tramite una dima , , se devo mimetizzarlo utilizzo dell’anilina da diluire in alcool del colore desiderato e procedo per poi finire il tutto con varie passate di epoxy (non sempre) e 6/7 mani di poliuretanica bicomponente satinata. Per quanto riguarda le parti in acciaio , scanciasagola a girella ,passafilo , L di tenuta della sagola in testata e guardia del grilletto li ricavo da tondini inox da 2/ 3 mm di diametro e piastre inox 1/1,5 mm di spessore. A tutt’oggi ho costruito 5 assemblati :un 90 in douglas , un 80 un 90 e un 100 in mogano (al quale successivamente ho aggiunto un guidaasta in stucco di vetroresina) e un 60 in teck ricavato da listelli di parquet lunghi 45 cm x 7cm x 1 cm , 6 monoblocco , un 116 e , un 106 in mogano un 80 in faggio (che sie’ fessurato e ho cercato di recuperare con delle toppe in carbonio) un 75 e un 90 in compensato marino, un 90 in iroko portato a 70 e un rollerino in teck da 55. Mi rendo conto che continuare a farne altri per le mie esigenze venatorie ’ inutile ma e’ piu’ forte di me ogni volta che ne finisco uno sto gia’ pensando a come costruire il successivo, capita cosi’ anche a voi?
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