il progetto

Realizzare un arbalegno è, tutto sommato, piuttosto facile, ma occorrono idee chiare prima di prendere la raspa in mano.

La mia idea di base la posso concentrare in questa piccola linea guida:

elastici in asse con l' asta, e paralleli ad essa, con soluzione tipo Testata Audace o Pakkio; quindi l' interasse dei due fori o delle gole di allineamento uguali all' interase dei braccetti dell' ogiva. Questa sarà di tipo semirigido a braccetti snodati e con archetto smontabile. Il tutto per far si che gli elastici non vengano mai a contatto col fusto per non generare attrito. La presenza o meno del guidaasta su queste soluzioni è sufficientemente ininfluente in quanto l' asta non verrà schiacciata. Sezione media ad osso di seppia, con larghezza maggiore dell' altezza, e che può essere uguale o maggiore della proiezione verticale dell' ingombro degli elastici tesi. Massa studiata in funzione dell' uso cui è destinato il legno e del disegno globale. Linea di tiro libera, impugantura anatomica ma senza esasperazioni stilistiche, con sella pollice/indice posta all' altezza dell' asse del fusto. Appoggio sternale ampio e confortevole, sganciasagola a grilletto posto davanti al mulinello.

Quanto sopra non è la Bibbia, ma le semplici conclusioni cui sono arrivato dopo parecchie realizzazioni tutte diverse.

A grandi linee ecco un po di indicazioni sulle misure; ad esempio, per fare un 90, ad esempio, quanto devono essere lunghi i listelli?

Per convenzione ormai universale,  90 è chiamata la "lunghezza nominale" e va dal foro (o boccole) degli elastici alla 2^ tacca dell' asta.

A questo occorre aggiungere due misure variabili a seconda dei gusti e delle considerazioni personali: la testata (3...5 cm); e la parte terminale: dalla 2^ tacca alla fine dell' arba (20...25 cm), in pratica circa 30 cm oltre la misura nominale.

Tipologia costruttiva monoblocco o listellare?

Io preferisco la seconda. Quando ho iniziato, il problema principale è stata la qualità del legno da reperire; anche se nelle grandi catene di distribuzione questa è molto bassa e i listelli sono tutti storti, con dei semplici accorgimenti tipo disporre i listelli con le venature incrociate, il problema viene superato.

Diverso il discorso invece per il travone da lavorare. A volte, anche se questo è ben stagionato, dopo le lavorazioni potrebbe di nuovo "muoversi" facendoci buttare ore di sudore; è un rischio che io non voglio più correre.

Col tempo, ormai posso assicurarlo, interporre le strisce di tessuto di carbonio, contribuisce ad una stabilità nel tempo assolutamente perfetta, specie se il legno a disposizione è di bassa qualità.

Qualche personale considerazione riguardo le varie tipologie da scegliere in funzione dell' uso.

ASPETTO:si predilige un tiro lungo il che significa maggior lunghezza del fusto diciamo da 100 a 130 magari doppio elastico, di conseguenza la sezione sarà generosa, aumenta la massa per contrastare il rinculo, diminuisce la maneggevolezza.

AGGUATO: la lunghezza preferita, varia dai 75 ed i 90 cm. Il fusto si assottiglia diminuisce la sezione, qualcuno monta ancora il doppio elastico per avere comunque un discreto tiro utile, o perlomeno un buona penetrazione alla distanza.

RAZZOLO: si può rimanere tranquillamente sotto i 75 cm, realizzarlo in legno forse non ha molto senso, ma con del materiale d' avanzo si realizzano oggetti comunque molto funzionali.

Un discorso a parte merita il Roller, che tutt' ora è un campo sperimentale che cerca di unire i pregi delle varie configurazioni, a scapito di una complicazione meccanica. In pratica a parità di lunghezza con un legno tradizionale offre un 30% in più; si ha un maggiore allungamento dell' elastico che tradotto in parole povere significa ritrovarsi un fucile più lungo con tutti i vantaggi di maneggevolezza.