racconti

 

 

 

pesca della cernia dalla superficie

 


Un raccontino di una pescata speciale fatta con una tecnica specialissima.

 Civitavecchia - Estate 2005

Tre chili di squame lisca e pinne fanno capolino da un buco là sotto a quattro metri, ed io che pensavo di tornare a mani vuote, e sconfortato sprofondare nelle parole di comprensione del mio caro amico/maestro di sempre, vedo illuminarsi la possibilità di vincere la solita garetta inter nos che facciamo ogni volta che entriamo in acqua, tanto più che oggi siamo in tre e mi trovo due Totem contro.

Caro il mio fidato Ciappoletta, vedi che puoi fare!
Sta calando il sole, la visibilità era buona,prima; adesso le ombre fanno strani giochi, nel buco distinguo solo una macchia gialla chiazzata scura che si affaccia alla ricerca della cena.

Mi fermo, a questa distanza non capisco cosa sia, penso subito ad una murena grossa; la miopia mi ha già fatto strani effetti altre volte e le lenti a contatto deformano il mondo la sotto, ma la distanza dal fondo l' avevo letta poco prima sul profondimetro ed è un valido punto di riferimento.
Indugio nella caccia.
Se fosse una preda interessante potrei farla fuggire o arroccare; se fosse una murena eviterei il tiro, non rientre nelle mie prede preferite.
Cerco di capirne la marca, poi vedo due alucce ai lati di quella forma che non si capisce bene quale specie rappresenti ma che di certo è la testa e mi ricordo le smorfie del Pakkio qualche tempo fa.
Scorro mentalmente le schede dei pesci e il solo protone rimasto che non sia rimesto in ferie si ferma sul target "cernia".
Sovrappongo l' immagine che ho archiviata in testa con quella che continua a fare capolino la sotto.....è Lei!
Adesso viene il più difficile, la valutazione della misura: sarà pescabile o un infanticidio?
Mentre tentenno immobile in superficie lei si sporge un pò di più, magari è la prima volta che le capita di essere snobbata così platealmente.
Il geometra che è in me compone una serie di calcoli interiori tutto tangenti, mm e kg.: a conti fatti è il pesce più grosso che mi sia capitato dopo la corvina magnum degli inizi carriera che mi immobilizzò per lo stupore e le oratonisse elbane.
Ma oggi sono cinico e smaliziato.
Sgancio un elastico dei due armati ed il prode ciappoletta capirà che rischia di diventare legna per il fuoco.
Resto in superficie, tirerò da sopra, non è facile ma confido in quello che le mie manine hanno raspato, scendere adesso significherebbe farla intanare; scarico un elastico, due sono troppi.
Allineo il tiro seguendo ritmicamente la corrente di marea che fa danzare il legno.
I secondi successivi sono un esempio di scuola applicata.
Lei si è girata su se stessa per schivare il tiro, il buco- nascondiglio era decisamente piccolo, l' asta la passa di fianco, impedendole di entrare; la tengo in tiro senza strappare, lei è immobilizzata.
Respiro per sciacquare l' adrenalina e poi giù nelle profondità marine per andare a prenderla: quattro metri che non finivano mai tenedo in tiro il sagolino.
L' aletta dell' asta non ha avuto lo spazio per aprirsi , la punta conficcata sul fondo.
Tengo premuto l' asta, lei scoda, immobilizzata.
L' afferro con sicurezza per le branchie e pongo fine a quella pur breve sofferenza ripensando ai poveri pesci asfissiati lasciati morire sulla coperta delle barche, e penso che sarò crudele si, ma non cinico; o viceversa!.
Onore al pescione.
Ciappoletta tutto sudato mi aspetta in superficie momentaneamente trascurato: non sarai legna per il fuoco, questa si cucina al forno!
L' abbraccio e non la mollo più finchè non vado incontro a Teo e Riccardo, ma questa è un' altra storia, chi ha visto la mia faccia la può racccontare meglio.